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Intervista ad Alvaro Brechner

Intervista ad Alvaro Brechner, regista del film Mal dia para pescar, presentato al 62° Festival di Cannes nella sezione Semaine de la Critique

Di Arianna Pagliara e Leonardo Gregorio

L'intervista è stata realizzata a Roma il 7 giugno 2009 in seguito alla proiezione del film al cinema Roma nell'ambito della rassegna Le vie del cinema da Cannes a Roma

Come è stata la tua esperienza a Cannes?

Il Festival di Cannes è stata una esperienza fantastica per me, perché sono al mio primo film, quindi è stata una grande sorpresa essere selezionato. E' importante che il proprio film sia visto e distribuito in altri paesi.

Come è nata l'idea del film?

L'idea viene da un breve racconto di uno scrittore uruguayano, Juan Carlos Onetti. Una sera ero a cena con Gary Piquer, l'attore che interpreta Orsini, era il suo compleanno e stavamo bevendo qualche whiskey e lui stava provando a convincermi su una certa cosa in un modo molto subdolo che mi ha ricordato tanto il personaggio di Orsini…e così gli ho detto: tu saresti un perfetto Orsini!…perché io amo molto quella storia, è una storia molto breve…e gliel'ho raccontata. Ho sempre voluto fare un film da quel racconto, ho sempre pensato che sarebbe stato un ottimo soggetto, così ho detto a Piquer: dovremmo veramente cercare di scrivere una sceneggiatura, di farne un film, e tu dovresti interpretare Orsini!

La scelta e l'utilizzo delle musiche è molto originale, i brani provengono da generi molto differenti tra loro.

E' stata un'impresa…Ho lavorato con un musicista spagnolo, Mikel Salas, è stato molto complesso proprio perché abbiamo dovuto mixare generi diversi, alle volte i motivi erano ispirati ai film noir, in altri momenti al western - allo spaghetti western - o alla commedia, abbiamo dovuto realizzare cose diverse, è stato difficile amalgamarle, e anche esprimere le giuste emozioni tramite la colonna sonora. La musica doveva essere in grado di raccontare questa sorta di "love story", questa stretta amicizia che c'è tra i protagonisti, che in fondo sono soli al mondo. Doveva cambiare a seconda delle circostanze per esprimere stati d'animo diversi.

Il lavoro sulla fotografia è molto curato. Le prime inquadrature idealmente si ricollegano al finale, hanno già quell'atmosfera malinconica che conduce a un epilogo abbastanza amaro, nel senso che l'amicizia tra il lottatore e il Principe Orsini finisce. Come hai lavorato sulle immagini col direttore della fotografia?

Avevo già lavorato col direttore delle fotografia e con lo scenografo nei miei precedenti corti. Questo era il terzo film per il direttore della fotografia e il secondo per lo scenografo. Siamo alle prime esperienze, siamo della stessa generazione, cresciuti insieme. Per me la più grande difficoltà quando lavoro con un direttore della fotografia e con uno scenografo è pensare le cose in modo narrativo, le immagini, la fotografia, in senso narrativo, capire come puoi comunicare ciò che vuoi dire, l'umore che vuoi esprimere…per esempio all'inizio del film si vede un molo, ho girato in un luogo effettivamente molto tranquillo, ed io infatti ho voluto dare una sensazione di calma e tranquillità, ma al contempo suggerire che qualcosa stava per andare storto. Il prologo richiama chiaramente quello di C'era una volta il West, non è la stessa cosa certo, la situazione è completamente differente…ma questo riferimento non è stata una cosa razionale, non so quando è venuta l'idea…si tratta semplicemente di una situazione in cui non succede nulla e così si inizia a dare importanza ai piccoli rumori, ad ascoltare le cose. Inoltre in origine il prologo era molto lungo, durava circa dieci minuti ma abbiamo dovuto fare dei tagli per accorciarlo, allungava troppo il film, la storia vera e propria iniziava troppo tardi.

Come è avvenuta la scelta degli attori, avevi già lavorato con loro?

Avevo già lavorato con Gary Piquer nel mio primo cortometraggio, è in quella circostanza che ci siamo conosciuti e siamo diventati amici. Lui è spagnolo, è per metà spagnolo e per metà scozzese, ecco perché parla bene l'inglese! E' un attore piuttosto conosciuto in Spagna. Mi è stato molto vicino durante tutte le fasi di realizzazione del film, dall'inizio, come vi ho detto, fino alla fine. Jouko Ahola, l'uomo forzuto, è stato veramente l'uomo più forte del mondo, poteva sollevare fino a 400 chili! L'ho scoperto in un film di Werner Herzog, Invincible. Negli ultimi tempi ha lavorato come attore anche con Ridley Scott.

Per quanto riguarda la tua formazione, è avvenuta da autodidatta o hai frequentato qualche scuola di cinema?

In Uruguay non ho frequentato una vera e propria scuola di cinema, ma ho fatto degli studi nell'ambito dello spettacolo. Ho preso però un master in documentaristica, mi sono specializzato nella realizzazione di documentari, ne ho fatti molti per la televisione, per History Channel, quando era in Spagna. Ma la maggior parte delle cose che so sul cinema le ho imparate proprio andando al cinema e leggendo libri sui registi, questo è stato il mio vero apprendistato. E ho imparato molto, nella pratica, anche facendo cortometraggi, ne ho girati già tre che sono stati in molti festival.

Ci sono dei registi o dei film che apprezzi particolarmente o che influenzano il tuo lavoro?

E' una domanda molto difficile…ieri sera mentre riguardavo il mio film a Roma ho iniziato a pensare a ciò che, anche indirettamente, lo ha influenzato o ispirato. E' stato in Italia infatti che per la prima volta mi sono seduto a guardare il mio film con calma, prima non avevo avuto il tempo di vedere il film, a Cannes durante la proiezione ero così nervoso che in realtà non ho visto proprio nulla! E' in Italia che per la prima volta ho iniziato a riflettere su come proprio il cinema italiano abbia in qualche modo influenzato questo film. Dal momento che il mio apprendistato è consistito nel guardare moltissimi film non riesco ora a citare un regista in particolare che mi abbia influenzato. Le influenze ricevute sono molte e vengono fuori anche in maniera inconscia, a seconda dei momenti. Mi piace molto il cinema italiano degli anni sessanta naturalmente, quello americano degli anni settanta, sono forse questi i film che sento più vicini. Per esempio ieri mentre assistevo alla proiezione del film pensavo: questa idea viene fuori da Brancaleone, quest'altra da Sergio Leone…è stato quasi come fare una seduta di psicoanalisi in Italia, è stato divertente, è bello vedere come i film si influenzano l'un l'altro in differenti contesti culturali...ad esempio Melville in Francia e il cinema americano degli anni quaranta, poi John Woo che prende spunto da questo cinema ma portandovi la propria cultura, e ancora Tarantino che riprende John Woo…Ognuno con la sua originalità prende spunto da altri, ma bisogna comunque dare un apporto personale, creativo, innovativo, altrimenti non ha senso fare un film.

Qual è attualmente la situazione del cinema in Uruguay?

In Uruguay si fanno film da circa otto anni…per ora è molto difficile fare un film, ma del resto in ogni paese è difficile! Ora vengono prodotti forse due o tre film all'anno, ma c'è una buona visione dei film uruguayani tramite i festival del cinema.

Stai già lavorando a qualcos'altro, hai delle nuove idee, future prospettive?

Avendo appena finito il film ho bisogno di riposarmi per ripulirmi la mente, ho bisogno di una vacanza mentale! Ma c'è un'idea che ho già sviluppato, sarà un progetto più ambizioso rispetto a Mal dia para pescar, vorrei girare in Uruguay ma con un cast internazionale.

Vai al sito di Mal dia para pescar

http://www.expressofilms.com

 

 

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