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UGO PIRRO E ROBERTO SAVIANO: SE LA PENNA FA PIU’ CLAMORE DELLA SPADA
La penna di Ugo Pirro fa discutere anche a tre anni dalla scomparsa del grande sceneggiatore. Questa volta la “colpa” è di Roberto Saviano e della sua sete di notizie che lo porta a scavare indefessamente negli archivi da dove può venir fuori di tutto, anche un articolo di Pirro che – come suo solito – non passa inosservato. Ma andiamo con ordine. Tutto nasce quando, qualche settimana fa in una puntata del seguitissimo programma “Vieni via con me” in onda su Rai 3, Roberto Saviano fa un monologo sul terremoto dell’Aquila e sulla tragedia del crollo della casa dello studente (Monologo poi riportato nel libro che ha lo stesso titolo del programma). A tal proposito, lo scrittore racconta un aneddoto sul filosofo Benedetto Croce, accaduto durante il terremoto di Casamicciola del 1883. Croce, che all’epoca del sisma era poco più di un ragazzo, perse il padre nel crollo della loro abitazione. ”Per molte ore il padre parlò al figlio Benedetto, prima di spegnersi. Gli disse: Offri centomila lire a chi ti salva. Benedetto sarà l’unico supersite della sua famiglia massacrata da terremoto”. Così parla Saviano in trasmissione. Le sue parole creano un vespaio e suscitano l’immediata smentita di Marta Herling, nipote di Croce e segretario dell’Istituto di studi storici di Napoli fondato dal filosofo. La Herling accusa Saviano di avere inventato di sana pianta l’episodio. Intervistato da Enrico Mentana, il 14 marzo, Saviano torna sull’argomento. Si dice molto dispiaciuto per la polemica in cui ha visto un po’ di malafede e si difende chiamando in causa, per l’appunto, un articolo di Ugo Pirro del 13 aprile 1950 pubblicato su “Oggi”. Saviano non ha inventato nulla. Ugo Pirro è la sua fonte. Pirro nell’articolo del 1950 riporta, a sua volta, un vecchio articolo di un cronista di Casamicciola dell’epoca che raccolse una testimonianza proprio dello stesso Croce. Episodio mai smentito dal filosofo negli anni successivi. Saviano ci tiene a sottolineare che nell’articolo Pirro, come del resto lui stesso ha fatto nel suo monologo televisivo, elogia Benedetto Croce. “Volevo raccontare un episodio, come fa il grande Pirro, per dire che il terremoto appartiene alla vita di tutti anche di un personaggio come Benedetto Croce. I soldi che il padre consigliò a Benedetto Croce di offrire a chi lo avrebbe salvato non erano da considerarsi una mazzetta, ma un gesto di riconoscenza. Pirro riporta quest’episodio onorando la memoria di Croce e la tragedia”. Ugo Pirro e Roberto Saviano. Due scrittori. Due epoche. La stessa ammirevole e irriducibile tenacia nel raccontare i fatti.
Mariella Sellitti
mariella.sellitti@libero.it
QUANDO L’OSCAR E’ “LOW PROFILE”
Il 28 febbraio, in una delle edizioni più noiose degli ultimi anni nonostante le promesse di “rinfrescare” la cerimonia buttando sul palcoscenico due volti della nuova Hollywood come Anne Hathaway e James Franco, si sono assegnati gli Academy Award universalmente noti come Oscar. Nessun premio dà ad un attore, regista, sceneggiatore, montatore o altro tanto lustro e fama quanto la brutta statuetta dorata che leggenda vuole assomigliasse allo zio della segretaria di L.B. Meyer, tale Oscar da cui prende - per l’appunto - il nome. Ogni edizione ha un suo leit motiv, dichiarato o meno, ma comunque facilmente percebibile una volta che si scorre la lista vincitori. Questa del 2011 vede il trionfo del cd low profile. A cominciare da Colin Firth, che si è aggiudicato la statuetta del migliore attore protagonista per la sua straordinaria interpretazione ne “Il discorso del re”. Firth, attore di lungo corso, certo non rientra in quello che il grande pubblico considera lo star system. Non è, insomma, un divo da copertina spiato e fotografato al pari di un Jhonny Depp o un George Clooney. A fare compagnia a Firth come migliore attrice protagonista Natalie Portman, da qualche tempo molto presente sulle riviste di moda (merito probabilmente di un bravo addetto stampa), ma neanche lontanamente paragonabile in quanto a visibilità e allure divistico ad una Nicole Kidman, anche lei fra le nominate. Se passiamo poi agli Oscar come migliore attrice non protagonisti, l’ondata di “minimalismo” che ha investito quest’edizione degli Academy Award è evidente. A portarsi a casa la statuetta è stata Melissa Leo, praticamente una sconosciuta per il grande pubblico, tanto che si è parlato più del suo (brutto) vestito senza griffe che non della sua interpretazione in “The Fighter”. Vittoria quella della Leo che ha lasciato a bocca asciutta in platea la nuova fidanzatina d’America: Amy Adams, l’unica attrice che Dust Hoffmann cita al David Lettermann show quando gli viene chiesto chi fra le nuove leve lo abbia particolarmente colpito e già candidata nel 2006 e nel 2009. Stesso discorso per Christian Bale che sarà, senza dubbio, bravissimo per le sue doti di trasformismo ma non famosissimo se non per la sua interpretazione del “Batman” di Nolan. E quando “Il discorso del re”, un film lontano dai Kolossal alla “Avatar”, si porta a casa anche i premi per la miglior regia (Tom Hooper), migliore sceneggiatura originale (David Seidler) e miglior film, allora è chiaro a tutti che il vento è proprio cambiato dalle parti di Hollywood. Il mondo è investito da una crisi economica senza precedenti, la first lady americana sceglie abiti da grande magazzino per andare in tv, la futura regina d’Inghilterra (kate Middleton) invita il droghiere alle nozze: per essere alla moda bisogna essere, per l’appunto, low profile. Hollywood annuisce e si adegua.
Mariella Sellitti
mariella.sellitti@libero.it
DUE SAGGI: L’uomo nel mondo industrializzato
di Metropolis e Tempi moderni
di
Leonardo Gregorio
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Immagini di donne a confronto: Pietrangeli
e Antonioni
di
Arianna Pagliara
Soltanto
un nome nei titoli di testa
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