IL BAVAGLIO DEL POLO ALLA RAI.
Da La Repubblica di giovedi 9 maggio 2002:
L’ordine bulgaro di Berlusconi “cacciare Biagi e Santoro” è stato tradotto alla prima occasione in atto pubblico dalla servizievole Casa delle Libertà. Il pretesto sono le amministrative di fine mese. Un pugno di parlamentari di tutti i partiti della destra, tranne il Ccd, ha presentato ieri alla commissione di vigilanza Rai una mozione per sospendere subito e (almeno) fino a dopo il voto Il fatto di Enzo Biagi, Sciuscià di Santoro, Primo Piano di Mannoni e, a sorpresa, Porta a Porta di Vespa. L’accusa è di essere “programmi faziosi e non rispettosi del pluralismo”…
…La richiesta del Cdl è illegale, nel senso che viola le norme della par condicio. Ma Berlusconi preferisce la legge del padrone: alla prima che mi fai eccetera. L’aveva giurata a Biagi e Santoro e intende andare a fondo. Tanto più ora che, dopo le nomine, ha cinque telegiornali e mezzo sotto controllo…
Come in tutte le trovate quotidiane con le quali il premier s’impegna ad avvelenare la vita pubblica, anche in questa convivono due aspetti, uno tragicomico e uno soltanto comico.
Il primo è che Berlusconi si senta ormai autorizzato, dopo appena un anno e senza aver risolto il conflitto d’interessi, a decidere paternalisticamente che cosa gli italiani debbano o non debbano vedere sulla tv di stato. La pretesa è in linea con la scarsa stima degli italiani espressa dal premier in varie occasioni.
Dai tempi in cui ricordava ai venditori di Pubblitalia che “il pubblico è un bambino di undici anni, neppure tanto sveglio”. Fino all’altro ieri, quando, di fronte agli ex agenti di Pubblitalia promossi venditori di Forza Italia, ha spiegato in modo esilarante che gli elettori si conquistano con quattro frasi ripetute all’infinito e tanti, tanti complimenti. Si comprende che soggetti cosi suggestionabili e infantili debbano essere tutelati dal pericolo di venire turbati, d’ un colpo, da una brutale verità. Né si può pretendere che esercitino da adulti il libero arbitrio. Il particolare soltanto comico è che, nell’ossesione di liquidare Biagi e Santoro, i parlamentari della Cdl abbiano appiccicato l’etichetta di “fazioso” al diletto Bruno Vespa: un caso di ingratitudine da manuale…
Oltretutto, non si capisce dall’alto di quale pulpito il presidente del Consiglio, che è l’editore di una tv universalmente considerata di basso livello, se non proprio “deficiente”, la tv per intenderci dei quiz e del Grande Fratello, possa permettersi di oscurare quattro fra i migliori e più popolari programmi della Rai. Senza contare l’evidente e imbarazzante (per noi, s’intende) vantaggio economico di Mediaset. Secondo la logica barbara, la Cdl dovrebbe allora chiedere anche la sospensione di Striscia la notizia, che ormai è il programma d’informazione più seguito. Perché soltanto la Rai deve immolare al cosiddetto pluralismo ascolti e miliardi?
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