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LA DOLCE VITA DI FELLINI: IERI, OGGI E DOMANI…

E’ stato presentato ieri (n.d.r. 25 maggio) il libro “La dolce vita raccontato dagli archivi Rizzoli”. Una raccolta di rassegna stampa, ordinata e riprodotta in un corposo volume illustrato, fortemente voluto dalla Fondazione Fellini e dal Centro Sperimentale di Cinematografia. Il libro su “La dolce vita” è il terzo volume dedicato ai film del grande regista riminese, dopo quelli su “Giulietta degli spiriti” (uscito nel 2005) “8 ½” (uscito nel 2008). Location della presentazione del libro non poteva essere che via Veneto, il luogo simbolo della cinematografia felliniana. Quella Via Veneto consacrata da Fellini nella sua pellicola più famosa ma che il regista, come per tutti i suoi film, preferì ricostruire nel mitico studio 5 di Cinecittà. Il libro curato da Giuseppe Ricci e Domenico Monetti è il risultato di un lavoro certosino di selezione vista la vastità del materiale (più di settemila pagine) proveniente dalla Cineriz (la casa di produzione fondata da Angelo Rizzoli nei primi anni cinquanta) e oggi conservato presso la Biblioteca "Luigi Chiarini" del Centro Sperimentale di Cinematografia. Il volume si apre con i primi scoop sul film, le prime ipotesi sul titolo (“ La dolce vita” si sarebbe dovuta intitolare, infatti, “La bella confusione”) e si ferma quando il film viene presentato a Cannes, dove vince la Palma d’oro nel 1960. Il libro è dedicato a Tullio Kezich, il famoso giornalista e critico cinematografico recentemente scomparso. Kezich avrebbe dovuto curarne la presentazione, ma dopo la sua improvvisa scomparsa, il compito è passato ad Italo Moscati, regista scrittore e sceneggiatore che fra l’altro ha appena terminato un documentario - “Via Veneto set” – dove racconta la celebre strada romana e i suoi forti legami col cinema a partire col dopoguerra. Tra le figure centrali del documentario di Moscati, ovviamente, quella di Federico Fellini. Dal libro su “La dolce vita raccontato dagli archivi Rizzoli”, strutturato in un ordine cronologico che mantiene la linea della rassegna stampa, emergono indiscrezioni, scandali, querelle culturali, risvolti psicologici e di costume legati alla realizzazione del film che cinquant'anni fa sconvolse l'opinione pubblica italiana e non solo. Il film di Fellini che chiude la fase del neorealismo rosa degli anni ’50, aprì com’è noto grandi polemiche nell’Italia d’allora. Enormi discussioni che scossero la società dello spettacolo e non solo. Su “L’Unità”, che appoggiava il film “per principio”, non mancò, addirittura un forum nel quale si discuteva se “La dolce vita” fosse o meno educativa. Come ricorda Italo Moscati “In quel film si ritrova l’Italia di allora. Un’Italia che abbiamo voluto dimenticare. Un’Italia con un humus volgare e plebeo. Un mondo che esce dai pori del “la dolce vita”. Un’Italia che Fellini, con la sua grandezza, ha coperto e scoperto allo stesso tempo”. In un certo senso Fellini attraverso “La dolce vita” ha fatto con Roma ciò che lo scrittore Raffaele La Capria ha fatto con la sua città natale, Napoli attraverso il libro “L’armonia delle cose perdute”. L’affresco di un’epoca. Un flash su un momento che non ritornerà. Raffaele la Capria, quasi coetaneo di Fellini (lo scrittore è nato nel 1922 mentre il regista nel 1920) al Festival delle letterature, tuttora in corso presso la Basilica di Massenzio a Roma e che si è aperto proprio con un serata dal titolo “La dolce vita”, ha parlato infatti della dolce vita come di un bel ricordo, l'esperienza di un momento culturale condiviso all'unisono da artisti, intellettuali, cineasti. Oggi completamente "andato". Per fortuna che ci resta un film come “La dolce vita” a ricordarlo e a farlo conoscere a chi non ha avuto la fortuna di viverlo.

Mariella Sellitti


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