2° FICTION DAY - L’immaginario prossimo venturo
Si è svolto ieri (mercoledì 5 maggio) a Roma presso la Facoltà di Scienze delle Comunicazioni dell’Università La Sapienza, il 2° FICTION DAY dal titolo “L’immaginario prossimo venturo”, una giornata di studio e di discussione dedicata alla fiction televisiva italiana. Tra gli interventi più interessanti della giornata quelli di Milly Buonanno, docente di Scienze delle Comunicazioni e di Giovanni Bechelloni, sociologo docente di Scienze Politiche. La professoressa Buonanno, che fra le sue molteplici attività dirige anche la Scuola di creazione e produzione di fiction del Centro Sperimentale di Cinematografia, è per sua stessa ammissione una fan della fiction della quale nella prima edizione del Fiction Day non ha mancato di tessere l’elogio. A suo giudizio, infatti, la fiction italiana negli ultimi anni ha realizzato prodotti migliori di quelli che si sono visti al cinema. Un giudizio condivisibile o meno ma che inevitabilmente apre un dibattito su un prodotto televisivo, quale appunto è la fiction, spesso bersaglio di critiche anche feroci. La professoressa Buonanno ha proseguito il suo intervento parlando della necessità di una riconcettualizzazione dell’industria televisiva come produttrice di creatività. Una creatività letterata ovvero colta, esperta e cooperativa. Avvenuta tale riconcettualizzazione partner elettive dell’industria televisiva non potranno che essere le università. Il concetto di “creatività” è stato anche al centro dell’intervento del professor Bechelloni che non ha mancato di sottolineare come spesso, nel nostro paese, ad esso si associa quello di “cialtroneria”. Una persona “creativa” è una persona che riesce a cavarsela nelle situazioni con stratagemmi ed escamotage che inventa di volta in volta. Il professori Bechelloni, come la Buonanno, si professa un difensore della fiction ma allo stesso tempo non perde occasione per sottolinearne le mancanze. Alcune fiction a suo dire non rappresentano affatto la realtà (un esempio sono quelle che hanno come tema la mafia), perché gli sceneggiatori si documentano sui giornali che a loro volta faticano a raccontare quella realtà. L’intervento che, però, più ha catturato l’attenzione della platea è stato quello del sen. Vincenzo Vita (vicepresidente della Commissione Cultura del Senato nonché docente di Sociologia e Tecniche dei Nuovi Media all’Università di Sassari). Il senatore Vita ha parlato di un fenomeno dilagante nei media: la spettacolarizzazione del privato. Fenomeno che in termini di fiction televisive si è tradotto in numerose serie in cui dominano temi familiari e quotidiani (vedi ad esempio “I Cesaroni” e “Un medico in famiglia”). E’ il trionfo della medietà. Il trionfo di quello che un tempo, parlando di cinema, erano le storie raccontate in “due camere e cucina”. Nella prima metà degli anni ’80, anni in cui la fiction italiana è uscita dal periodo buio nella quale era entrata dopo la grande stagione degli sceneggiati, la serie di maggior successo era “La piovra”. La prima serie televisiva a parlare di un tema importante come la mafia al grande pubblico. Al di là del giudizio sulla suddetta fiction non si può che essere concordi con il senatore Vita quando dice che una puntata de “La piovra”, se capita, magari la si rivede volentieri mentre non si fa lo stesso con una replica de “I Cesaroni” (o altre fiction ad essa affini). Non è un caso se “La piovra” è stata venduta e vista in tutto il mondo (cosa che è stata anche all’origine di ben note polemiche nel mondo politico) mentre al contrario “I Cesaroni”, come altre sullo stesso impianto, sono format stranieri. La fiction italiana ha bisogno di uscire dall’appiattimento culturale degli ultimi anni e volare un po’ più in alto, come del resto dovrebbe fare tutto il sistema culturale del nostro paese. In caso contrario sarà il trionfo della mediocrità.
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