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POVERI INCOMPRESI FIGLI DI PAPA’

Brando De Sica, figlio di Christian e nipote di Vittorio, punta il dito contro l’Italia colpevole, a suo dire, di discriminare “i figli di papà”.

“In Italia i figli di papà non godono di stima, in America invece si dà la possibilità ad un giovane con un cognome importante di provare a fare qualcosa. In Italia solo se sei un ristoratore puoi continuare l’attività di famiglia, si sceglie il campo dell’arte si è vittima di ogni sorta di scetticismo”. Brando De Sica ha rilasciato questa dichiarazione nel corso della conferenza stampa indetta per la presentazione di “Parlami di me”, pellicola da lui diretta dedicata allo spettacolo teatrale del padre Christian in concorso al Festival del Cinema di Roma che si sta svolgendo in questi giorni. Dichiarazione riportata da Il Messaggero di sabato 25 ottobre. Al giovane De Sica forse sfugge che in Italia siamo letteralmente sommersi dai figli di papà che spopolano in ogni campo, dalle università all’ambito ospedaliero, senza parlare del mondo dello spettacolo, dove il fenomeno è quasi imbarazzante. Si tratta spesso di persone prive di talento e di qualità che, solo in virtù del loro cognome scavalcano i molti più meritevoli di loro che cercano con le loro forze di emergere. Le eccezioni per fortuna ci sono ma, per l’appunto, non sono la regola come invece ci si auspicherebbe. In questa sede non si contestano le capacità registiche e/o attoriali del giovane De Sica, ma si contesta una dichiarazione che, probabilmente, se fosse stata preceduta da una giusta riflessione non sarebbe mai stata fatta. Sa il giovane De Sica quanti “non figli di papà” pur talentuosi si vedono sbattere la porta in faccia proprio perché non hanno il cognome giusto? Sa il giovane De Sica quanto è più lunga e faticosa la gavetta dei “non figli di papà” rispetto ai figli di papà che spesso esordiscono quasi in fasce solo grazie al loro cognome, quasi che la bravura fosse incastonata nel DNA? Sa il giovane De Sica quanto è difficile per i “non figli di papà” che vorrebbero fare i registi, gli attori, gli sceneggiatori anche solo essere ricevuti dai produttori che non li disprezzano ma, semplicemente, li ignorano perché non hanno un cognome che conta? Si potrebbe continuare ancora a lungo ma credo che il concetto sia abbastanza chiaro. Caro Brando De Sica, cerchi di sopportare con paziente rassegnazione il pesante fardello che immagino comporti avere un cognome che ti spalanca ogni porta. E mentre cammina sul red carpet pensi a quei fortunatissimi “non figli di papà” che, pur meritandoselo, forse su quel tappeto non La raggiungeranno mai.


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