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IL TEATRO DI UGO PIRRO

Nel 1994 Ugo Pirro scrive un testo teatrale, “La Sala dei professori”, nel quale immagina una scuola romana messa in subbuglio dall’arrivo di un preside di religione ebraica che decide di togliere dalle aule il crocifisso nel rispetto della legge e della laicità dello stato.
Dieci anni dopo un magistrato abruzzese si pronuncia su una richiesta similare e da il via libera a togliere un crocifisso da un’aula scolastica, scatenando un putiferio.
Una bagarre che dalle aule scolastiche passa a quelle dei tribunali, per poi approdare negli studi televisivi di Porta a Porta per la “consacrazione” a fenomeno di costume.
Cos’è successo? Ugo Pirro è un veggente? Chi scrive lo conosce abbastanza per ritenere che non possegga capacità paranormali. Ugo Pirro è, “semplicemente”, uno che scrive e come tale (cioè come quelli bravi sul serio) costantemente impegnato a vivisezionare la realtà che ci circonda cercando spunti o, come lui preferisce chiamarle, idee. Idee che potrebbero diventare un libro, un soggetto cinematografico o, come in questo caso, un testo teatrale.
Testo teatrale mai rappresentato e riscoperto proprio in seguito al verificarsi di quegli avvenimenti a cui accennavamo prima. Testo teatrale che possiede una forza tale che, anche, una semplice lettura scatena dibattiti e riflessioni a catena. Pirro non si limita, infatti, a riaprire la mai sopita querelle tra laici e cattolici sull’impronta da dare alla scuola italiana, ma pone un problema, quanto mai attuale oggi, quello della convivenza tra più etnie con religioni diverse.
“La sala dei professori”, opera teatrale in quattro quadri, è stata letta con successo venerdì 26 marzo nella chiesa valdese di Piazza Cavour a Roma dagli studenti del secondo anno dell’accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico. Alla lettura è seguito un dibattito incentrato sulle molteplici questioni sollevate dal testo.
Non vogliamo dilungarci in questa sede su questo argomento che meriterebbe spazio più ampio, ma soltanto brevemente riflettere sul già dibattuto tema se “E’ la vita ad imitare l’arte o viceversa?”. Certo non pretendiamo di trovare qui una risposta che forse non c’è, ma possiamo senza dubbio ribadire quanto detto prima: uno scrittore di nome e di fatto è capace di annusare la realtà e di capire dove tira il vento, in tempo per rappresentare quella realtà anzi, per certi versi, quasi anticipando ciò che essa diverrà.
Chi scrive per il cinema, per il teatro, per la televisione ha il dovere di ricominciare a prendere l’autobus, come diceva un grande sceneggiatore del passato, per essere al passo con i tempi, al passo con la vita vera come continuano a fare maestri quali Ugo Pirro.


Mariella Sellitti
mariella.sellitti@libero.it


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