MUCCINO E I GIOVANI (SCENEGGIATORI) D’OGGI
“Il nostro cinema è in profonda crisi ma non per colpa dei produttori, come spesso si dice, bensì degli autori: si scrivono storie autoreferenziali e non si mette il naso fuori dai nostri confini, non si ha il coraggio di confrontarsi con i “grandi” della cinematografia mondiale.”
Intervista a Gabriele Muccino - Corriere della sera sabato 9 aprile 2005
Spiace leggere che Gabriele Muccino abbia così scarsa considerazione per i giovani sceneggiatori italiani. Spiace soprattutto perché l’accusa di “autoreferenzialità” che rivolge alla categoria potrebbe essere, se fossimo iper-critici, rivolta allo stesso Muccino.
Di cosa parlano i film di Muccino, carini ben scritti e ben interpretati (diamo a Cesare quel che è di Cesare)?
Come te nessuno mai racconta i turbamenti adolescenziali di un liceale della buona borghesia romana che si innamora per la prima volta.
L’ultimo bacio porta sullo schermo le angosce di un gruppo di trentenni della buona borghesia romana, di fronte alle responsabilità che comporta il diventare adulti.
Ricordati di me ha come protagonista una famiglia della buona borghesia romana, i cui membri fanno i conti con le proprie aspirazioni più o meno nascoste.
A giudicare dalla sua filmografia Muccino sembra ben lontano dall’essere David Lean. Se c’è qualcuno che racconta storie autoreferenziali nel cinema italiano d’oggi è proprio Gabriele Muccino, giovane regista della buona borghesia romana.
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