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SKY PIGLIA TUTTO!

Da poco più di un mese la ricca azienda di Murdoch ha raggiunto l’Italia e in un solo boccone ha fagocitato TELE+ e STREAM. Si è sentito parlare (dai talk show alle dichiarazione di uomini al governo del paese) di televisione del pluralismo, della diversificazione della scelta televisiva e di tante altre chiacchiere sul “roseo” futuro della televisione italiana. Fino ad oggi, in realtà, l’unica cosa che abbiamo notato è l’immenso battage pubblicitario di SKY, non c’è canale televisivo (compresi quelli che dovrebbero essergli concorrenti) dove non ci sia uno spot della nuova tv satellitare, non c’è città (grande o piccola, nel nord o nel sud) dove i cartelloni di SKY non presenzino parcheggi e supermercati. Se l’offerta fosse direttamente proporzionata alla pubblicità, avremmo una televisione innovativa, ricca di contenuti, costruita su ogni tipo di telespettatore, ma non è così.
SKY infatti appare piuttosto come un grande contenitore dove viene abbandonato tutto ciò che le televisioni di Murdoch in tutto il mondo (basti pensare al canale FOX) trasmettono. Nessuna produzione, nessuna diversificazione sui programmi, anzi l’idea “democratica” di questa nuova televisione è che a tutti, in tutti i paesi, piacciono le stesse cose. In realtà l’operazione SKY in Italia è stata più che facile: è bastato garantire al governo che questa nuova televisione non si sarebbe occupata di politica interna, comprare tutte le partite di calcio (anche delle squadre meno seguite), riciclare tutti i film, telefilm, sit com, ecc… che SKY aveva già acquistato in altri paesi e il gioco è fatto. Qualcuno potrebbe obiettare che anche TELE+ funzionava così, ma non è vero. Intendiamoci anche la “vecchia” televisione digitale attingeva da canali inglesi, americani, australiani, ecc… ma allo stesso tempo partecipava come coproduttore in tanti film e in tantissimi documentari italiani. E’ proprio così, negli anni TELE+ era diventato un interlocutore importante per il nostro cinema documentario che improvvisamente è scomparso dai palinsesti della televisione digitale, condannato (un'altra volta!) a restare invisibile.


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