UN DAVID FUORI DAL CORO
La cerimonia di Premiazione del David di Donatello sorprende piacevolmente e riconosce come miglior sceneggiatura quella de “L’imbalsamatore” firmata da Ugo Chiti, Massimo Gaudioso e dallo stesso regista Matteo Garrone.
Che il film si fosse fatto notare per qualità ed originalità d’impostazione ne erano prova le nove candidature che lo vedevano terzo dietro i favoriti “La finestra di fronte” di Ozpetek con undici candidature e “Ricordati di me” di Muccino con dieci candidature.
“L’imbalsamatore” è un film coraggioso, “fuori dal coro”, cupo nell’atmosfera noir dell’interland campano, a tratti quasi documentaristico, con una prospettiva desolante ed una regia attenta e veloce.
I dialoghi sono asciutti, talvolta spiazzanti per la durezza, con un uso sapiente del dialetto che, per sua natura, è incisivo e figurativo al tempo stesso.
Il tutto a tratteggiare brandelli di vite apparentemente mutilate di ogni speranza.
Insomma un bel film, anche per la prova del bravo Ernesto Mahieux cui va il Donatello come migliore attore non protagonista.
Inaspettato è lo schermirsi del regista Garrone che, quando gli viene consegnato il David alla sceneggiatura, quasi se ne sorprende e lo cede a quelli che, come egli stesso ci tiene a sottolineare, sono i veri artefici della sceneggiatura, Chiti e Gaudioso.
Al simpatico Garrone il premio per una correttezza davvero d’altri tempi, con l’augurio di vedere presto in sala un’altra opera di qualità.
Donata Carelli
donatacar@libero.it
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