LIBERARE IL CAVALLO E... LA FICTION
Nella sala del nuovo Auditorium di Roma si sono riuniti tutti i maggiori esponenti
del centrosinistra per discutere della situazione, a dir poco disperata, della
RAI, per protestare contro il disegno di legge Gasparri
sul sistema tv, per rivendicare il diritto ad un’informazione libera
e plurale. Tutto giusto, ma non basta. La formazione delle idee e delle convinzioni,
infatti, non passa solo attraverso i telegiornali e Porta a porta, ma
anche attraverso le fiction che, sempre numerose, riempiono i palinsesti della
tv di stato. Non sarebbe la stessa cosa se invece di raccontare solo di poliziotti,
carabinieri, medici e avvocati i nostri sceneggiati raccontassero anche degli
immigrati che raggiungono le nostre coste o degli operai che combattono per non
essere licenziati. Non sarebbe la stessa cosa se queste fiction invece di essere
l’una la brutta copia dell’altra fossero un terreno di sperimentazione
per nuove strutture narrative, per nuovi autori. Allora ci si deve chiedere: chi
sceglie i copioni? E le tematiche? E gli autori? In base a quali criteri?
E’ per queste ragioni che per “Liberare il cavallo”
bisogna liberarsi da modelli ormai obsoleti, liberare gli autori da schemi narrativi
aridi e ripetitivi, lasciare che gli sceneggiati tv tornino ad essere testimoni
della realtà del paese, nel bene e nel male!
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