BIOGRAFIE IN TV: PERSONE VERE O SANTINI DA COMODINO?
E’ andata in onda in questi giorni su Lei Tv (un canale satellitare della piattaforma sky dedicato alle donne come se queste ultime fossero un pubblico “a parte” ma questa è un’altra storia) una fiction made in England di qualche stagione fa: Elizabeth I. La fiction prodotta nel 2005 dalla HBO ha come protagonista il premio Oscar Helen Mirren nel ruolo della più famosa sovrana di Inghilterra, quell’Elisabetta I che diede il suo nome ad un’intera epoca. La miniserie in due puntate da 100 minuti vincitrice di numerosi premi, tra cui un Emmy ed un Golden Globe alla Mirren e a Jeremy Iron che veste i panni del conte di Leicester, racconta la maturità della sovrana inglese dal rifiuto della proposta di matrimonio del duca di Francia fino a poco prima della sua morte avvenuta nel 1603. Colpisce in questa miniserie certo la bravura dei protagonisti, degni di nota oltre ai già citati e molto famosi Mirren e Iron, va infatti senz’altro ricordato Toby Jones che veste in modo ineccepibile i panni di Francis Cecil. Colpisce l’accuratezza della messa in scena. Ma soprattutto colpisce la fluidità della scrittura che coniuga, con grande abilità, la verità storica con le esigenze narrative. La sceneggiatura non perde un colpo e rende avvincente anche vicende solitamente non molto appetibili per il grande pubblico televisivo, come la lotta tra la Marina Inglese e l’Invincibile Armada per il dominio dei mari. Senza dubbio gli autori dello script non rinunciano ad una serie di “licenze” (basta consultare wikipedia per averne l’elenco completo) per adattare la Storia alle esigenze televisive, ma senza eccedere nel romanzesco e senza mai perdere in credibilità. Una cosa, però, più di tutte balza subito all’occhio dello spettatore: i personaggi sono veri. Non sono belle statuine congelate in un risibile tentativo di “santificazione”, come spesso purtroppo accade in molti prodotti nostrani che raccontano le vite di personaggi popolari del passato, ma persone vere con pregi ma soprattutto tanti difetti. Luci ed ombre. E sono proprio le ombre che danno il valore aggiunto alla storia. Sarebbe stato facile fare di Elisabetta I un’icona, quale in effetti essa è sotto molti aspetti, ma gli sceneggiatori e il regista puntano a raccontare una persona vera, una donna non più giovanissima sola a capo di un Impero in un’epoca in cui le donne erano considerati esseri inferiori. Una donna non bella che si innamora perdutamente di un uomo di bell’aspetto che, per giunta, ha la metà dei suoi anni (Demi Moore e il suo giovane marito sono dei dilettanti al confronto di Elisabetta I e del fascinoso ed inquieto conte di Essex) senza però esitare a farlo giustiziare quando si rende conto del suo tradimento. Elisabetta I, in questa versione per il piccolo schermo, non è una bellona e non è neppure tanto simpatica (a volte anzi è decisamente antipatica, cinica e a tratti collerica) eppure lo spettatore non camba canale. Perchè? Semplice: è vera. Quella verità che manca molte volte nelle fiction biografiche di casa nostra dove, inspiegabilmente, si tende a rendere tutto lucido e patinato o peggio ancora ad inseguire ad ogni costo e spesso per pura ipocrisia quel politically correct che, per questo motivo, ha ormai stufato. Quando anche da noi si capirà che è molto meglio raccontare persone vere e non santini da comodino?
Mariella Sellitti
mariella.sellitti@libero.it
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