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5 Appuntamenti per farla innamorare

di Nia Vardalos

Squadra vincente non si cambia devono aver pensato i produttori oltreoceano e con “5 appuntamenti per farla innamorare” hanno provato a fare di nuovo il colpaccio riuscito 8 anni fa quando “Il mio grasso grosso matrimonio greco” sbancò letteralmente il botteghino. Quel film consacrò star Nia Vardalos che passò in breve tempo dai teatrini dell’off-broadway al tappeto rosso di hollywood e ottenne addirittura la nomination all’oscar per la migliore sceneggiatura originale. In verità la Vardalos aveva già tentato senza riuscirci di rinverdire il successo del 2002 con “Le mie grosse grasse vacanze greche”, dove si stentava a riconoscere la briosa ed intelligente attrice che aveva attirato l’attenzione di Tom Hanks e della moglie produttrice Rita Wilson suoi mecenati. Questa volta la Vardalos ritrova il suo partner storico (John Corbett noto al pubblico televisivo per aver recitato in “Sex & The city”) e si cimenta additrittura come regista, ma il risultato putroppo non è all’altezza degli sforzi. Il film, debole e piuttosto noioso, riesce a strappare solo qualche sorriso. La Vardalos, dimagrita in maniera eccessiva, ha perso in simpatia e non è giusta per un ruolo che sarebbe stato certo più adatto ad un’attrice di qualche anno più giovane e con corde recitative diverse (una Meg Ryan dei tempi d’oro e prima del botulino per intenderci). L’idea del film già piuttosto debole (in una relazione non si devono superare i 5 appuntamenti ognuno con una modalità precisa), non è supportata da una sceneggiatura che, in questo caso, sarebbe dovuta essere doppiamente scoppiettante e divertente. Al contrario, la sceneggiatura, scritta dalla stessa Vardalos che pare abbia perso il suo senso dello humor, è priva di originalità e manca di mordente così che il film non decolla mai. I dialoghi, a parte qualche battuta, sono banali e poco incisivi. Il film è un trionfo di luoghi comuni e i personaggi non hanno spessore e sono poco più che stereotipi a partire dai due commessi gay del negozio di fiori della protagonista. Anche il padre che ha abbandonato l’eroina è una figura sfocata a cui lo script affida poche battute destinate ad essere presto dimenticate. L’inevitabile happy end mette il sigillo ad una commedia setimentale destinata a non lasciare traccia nella mente dello spettatore che si ritrova a rimpiangere cult del genere, come “Insonnia d’amore” e “C’è posta per te”. E forse non è una coincidenza che la protagonista in entrambi i film citati fosse Meg Ryan. La Vardalos si metta l’animo in pace: non diventerà mai la nuova fidanzatina d’America.

Mariella Sellitti


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