Lost in Galicia
di Angel De La Cruz
Napoli Film Festival 2009
Anche lo spagnolo Lost in Galicia tra i film in concorso al Napoli Film Festival di quest’anno nella sezione Europa, Mediterraneo.
Il palcoscenico del racconto che ci viene narrato sullo schermo è un paesino marittimo della regione galiziana: la camionista Irene (Neus Asensi) vi ci arriva per ritirare un grosso quantitativo di balani, particolari crostacei di cui la zona abbonda, ma finirà col rimanere bloccata su un ponte ostruendo in questo modo il passaggio delle persone in processione verso il camposanto per il funerale di un loro compaesano. Questo incidente sarà l’evento che darà avvio a una esilarante storia infittita di bizzarrie di ogni tipo e di personaggi a dir poco stravaganti.
Lost in Galicia (il titolo originale è, non casualmente, Los muertos van deprisa e infatti vedremo i morti che di notte se ne vanno bellamente in giro) di Angel De La Cruz - di cui forse qualcuno avrà visto i film di animazione conosciuti in Italia come La foresta magica e Una magica notte d’estate - è una commedia fresca, frizzante, scanzonata, anche se non sprovvista di alcuni brani più malinconici e riflessivi.
Irene si viene a trovare all’improvviso in un luogo che inizialmente stenta a capire, popolato di personaggi strambi, sopra le righe, parecchio mattacchioni e burloni ma anche buoni, generosi e ingenui. Davanti agli occhi dello spettatore scorrono le immagini di un mondo quasi cartoonesco, abitato da figure schizzate da una matita talvolta dal tratto caricato; questo però non disturba, proprio perché rientra pienamente nello stile che il racconto fa suo. D’altronde già l’attacco profondamente ludico dei titoli di testa ci instrada esattamente verso ciò che vedremo. Lost in Galicia è una storia di magia, una storia d’altri tempi se non proprio fuori dal tempo, grondante di superstizioni e ritualità antiche, fatta più di situazioni che di una costruzione narrativa vera e propria e che ciononostante non corre mai il rischio di un annacquamento del senso, leggero ma non superficiale, che la permea. Anche i luoghi che vengono filmati rivestono un ruolo essenziale, si intonano molto bene ai personaggi e concorrono perfettamente a creare quella particolare atmosfera che nutre il film.
Il film di De La Cruz ha il pregio di essere ciò che è sin da subito e soprattutto di conservarsi tale per tutta la sua durata, senza incappare mai in certe ruzzolate tediose o addirittura ridicole di molte commedie di oggi, soprattutto di quei film che vogliono essere a ogni costo commedia, peggio ancora se commedia sedicente “intelligente”.
Lost in Galicia ricorda per questo motivo, ma non solo, il francese Giù al nord, che ha avuto in patria un grandissimo successo di pubblico. E, analogamente al film di Dany Boon, sa essere penetrante, leggero, gustoso, a tratti emozionante, ma soprattutto sincero.
Leonardo Gregorio
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