Narciso, dietro i cannoni, davanti ai muli
di Marcello Baldi e Dario Baldi
Napoli Film Festival 2009
Narciso, dietro i cannoni, davanti ai muli, film vincitore di vari premi tra cui l’ultimo è il Vesuvio Award della sezione Nuovo Cinema Italia all’interno del Napoli Film Festival 2009, ci racconta di Narciso Dal Cason, detto Ciso, un uomo anziano che vive da sempre in un piccolo paese tra le montagne della Valsugana, in Trentino. D’un tratto la sua vita solitaria e tranquilla verrà scossa dal ritorno del figlio Tommaso, assente da casa da circa vent’anni, che porta con sé la sua donna indiana Aruna e il loro figlioletto Samir, di sei anni. Un avvenimento che non potrà lasciare indifferente il vecchio Ciso, che dopo alcune iniziali ritrosie riuscirà gradualmente a tessere un rapporto molto tenero e affettuoso con il bambino. Intanto una parte della popolazione, quella più ottusa e bigotta, si darà alacremente da fare per togliersi dai piedi il “pericolo” musulmano rappresentato da Aruna e il piccoletto.
Dario Baldi e suo padre Marcello - navigato cineasta morto proprio durante la realizzazione di Narciso e divisosi nella sua lunghissima carriera tra documentari, film di carattere religioso e sceneggiati televisivi - ci narrano una vicenda molto semplice, una storia ambientata in una provincia molto periferica e, pertanto, una storia profondamente italiana.
A vestire i panni dell’alpino ed ex partigiano Ciso è Roberto Herlitzka, attore principalmente teatrale ma prestatosi più di una volta anche al cinema, che in molti ricorderanno per la sensibilissima interpretazione di Aldo Moro in Buongiorno, notte di Marco Bellocchio. Anche nel film dei Baldi, l’attore esegue il suo compito in maniera più che decorosa, dando vita a un personaggio che sentiamo vero, di cui ci sembra quasi di toccare gli stati d’animo, dal quale ci arrivano dritte al cuore emozioni forti e intense. Se è esagerato e inesatto asserire che il film si regge sulla recitazione di Herlitzka, non è ingiusto affermare che l’arte di questo straordinario interprete va a irrobustire considerevolmente lo statuto espressivo del film, fino ad arrivare anche a compensare alcune debolezze in qualche frangente di testo.
Il tema centrale che viene trattato, un discorso sulla diversità e più specificatamente sulla difficoltà di integrazione tra membri appartenenti a popoli dalle abitudini e dai costumi diversi, non è certo nuovo o particolarmente originale ma è comunque tutt’altro che superato. Un altro motivo da non trascurare assolutamente nel film è inoltre il contrastato faccia a faccia tra generazioni, il dialogo spesso irrisolto, quando non rinviato, tra padri e figli.
Infine Narciso è un’opera delicata, interessante, in alcuni tratti accesa da lampi di lirismo, anche se non sempre immune da difetti. In particolare la presenza di quattro mani genera una certa discontinuità nel registro stilistico del film che si esprime in un’andatura non sempre sicura. Ci capita così di trovare, oltre a morbidi movimenti di macchina, a immagini suggestive che catturano i personaggi e restituiscono diligentemente i luoghi e gli spazi evitando effetti artefatti o troppo ricercati, anche qualche passaggio meno riuscito, più convenzionale e discutibile (valgano come esempio i brevi quanto narrativamente poco motivati flashback di Ciso relativi all’esperienza della guerra). Ma l’opera dei Baldi resta complessivamente un film meritevole e genuino che entra dolcemente nell’animo di chi lo vede lasciandovi una traccia emotiva importante.
Leonardo Gregorio
|