Mal dia para pescar
di Alvaro Brechner
Presente al Festival di Cannes nella sezione Semaine della Critique e riproposto all’interno della rassegna Le vie del cinema da Cannes a Roma, Mal dia para pescar è una commedia fresca e originale, venata qua e là di malinconia, girata con sapiente attenzione da un regista che al suo primo lungometraggio rivela già una piena padronanza del mezzo cinematografico sul piano estetico-stilistico e a livello del rapporto suono-immagine, nel senso che riesce a utilizzare in funzione espressiva e narrativa una colonna sonora che colpisce subito per il suo eclettismo. Alvaro Brechner, uruguayano, ha una formazione documentaristica che gli ha permesso infatti di avvicinarsi anche al cinema di fiction con una sicurezza che in poche opere prime, oggi, è così solida e visibile.
La singolare storia di Mal dia para pescar è tratta da un breve racconto dello scrittore uruguayano Juan Carlos Onetti: un lottatore di wrestler ormai in declino e il suo stravagante impresario girano da un paese all’altro del Sud America improvvisando incontri e tentando così di racimolare qualche soldo. Il campione è un gigante tedesco taciturno e ombroso, fedele al suo amico e manager Principe Orsini, una sorta di scalcinato, teatrale allenatore che all’occorrenza sfoggia perfino biglietti da visita con sopra scritto un improbabile titolo nobiliare. Sempre indaffarato a combinare gli incontri di wrestling e stando ben attento che il suo abito italiano non si spiegazzi, Orsini gira per le strade di Santa Maria a bordo di una decappottabile rossa gridando nel megafono le prodezze e l’incredibile forza del grande campione Van Oppen, che lo segue goffamente facendo footing e cercando di vincere la stanchezza e gli attacchi di tosse che lo perseguitano. Ma quando una donna affascinante e determinata propone come sfidante il suo fidanzato, un uomo così forte da poter sollevare una mucca senza troppo sforzo, Orsini teme davvero di aver trovato l’avversario capace di umiliare e battere definitivamente il povero, malandato Van Oppen.
Arricchita da qualche traccia di grottesco e di surreale, la descrizione dei protagonisti è accurata e approfondita; Gary Piquer, attore già noto in Spagna, è perfetto nei panni di un venditore di fumo bugiardo e un po’ sbruffone, ma solidale e protettivo nei confronti del gigante Van Oppen che alle volte riesce ancora a spaventarlo con la sua forza bruta. Il campione è interpretato da Jouko Ahola, che è stato realmente detentore del titolo di uomo più forte del mondo. L’attore sa incutere soggezione ma se necessario ispirare perfino tenerezza, come quando in preda alle sue crisi di rabbia e pianto viene prontamente consolato dal Principe che lo calma canticchiando Lily Marlene.
I toni del film oscillano tra l’ironia e l’amarezza, lasciandosi sfiorare qua e là dall’inquietudine, in questa storia che al di là dell’umorismo sa parlare soprattutto dell’amicizia, di un sentimento profondo di solidarietà che si viene a creare tra due uomini molto diversi ma accomunati dal fatto di sentirsi in qualche modo in lotta con un mondo che, direttamente o indirettamente, li emargina. In questa dimensione raccontata con atmosfere un po’ fiabesche i protagonisti si sostengono a vicenda andando avanti quasi alla giornata e sperando in tempi migliori.
Mal dia para pescar si compone di immagini dai colori intensi, fotografate con limpidezza e attenzione ai rapporti di luce e ombra, ma soprattutto sfoggia una colonna sonora insolita che va dall’opera alla tarantella napoletana, dalle note malinconiche di un’armonica a quelle della famosa Lily Marlene, mantenendo però sempre il suo equilibrio, citando generi cinematografici diversi e determinando a volte, per contrappunto, la comicità stessa delle sequenze filmiche. Quello di Alvaro Brechner è insomma un lungometraggio fatto di una materia che sembra essere intimamente sentita dall’autore, che mostra sin dagli esordi un’appassionata e matura conoscenza del cinema.
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Arianna Pagliara
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