Il giardino dei limoni
di Eran Riklis
Mentre in queste ore si susseguono dalle colonne dei quotidiani le notizie dei 384 palestinesi uccisi a Gaza e di una possibile tregua di 48 ore da parte di Israele, nelle sale cinematografiche un film, “Il giardino dei limoni”, ci regala la lettura più autentica ed umana del conflitto israelo-palestinese, raccontandoci come certi eventi apparentemente ineluttabili, rispetto ai quali i mass media ci hanno quasi anestetizzato, ricadano come macigni sulle esistenze di persone, individui cui non rimane altro che un sofferto ed irrinunciabile vissuto.
La bella e toccante pellicola di Eran Riklis non è certo la panacea per una frattura storica cruenta ed tutt’ora insanabile tuttavia, nel suo pur essere un piccolo prodotto cinematografico, è già riuscita nel miracolo di toccare tante e tante persone che, con il passaparola, hanno fatto moltiplicare le iniziali 10 copie del film distribuito da Teodora Film, facendo registrare nel primo weekend di programmazione la media più alta in sala.
Eran Riklis firma regia e sceneggiatura –quest’ultima con Suha Arraf- confermandosi regista di grande talento, superando i precedenti successi ottenuti nel 1993 con Zohar e nel 2004 con La sposa siriana.
“Il giardino dei limoni”, presentato in anteprima al festival di Berlino 2008, e nella sezione fuori concorso alla 26ma edizione del Torino Film Festival,
racconta la storia di Salma Zidane, una vedova palestinese la cui vita viene letteralmente stravolta dall’arrivo dei nuovi vicini di casa :il Ministro della Difesa israeliano e sua moglie. Tale forzata contiguità pone al centro del contendere il giardino di limoni della vedova, per la donna unica eredità di sangue rimastale della sua famiglia e del marito, per il ministro invece e per il suo entourage una intollerabile barriera naturale che può risultare un grave rischio per l’incolumità fisica della sua famiglia, in particolare di sua moglie.
Ma chi penserà invece all’incolumità spirituale di queste vite?
È proprio una profonda istanza di conciliazione rispetto a tanta sofferenza ad avvicinare, se non fisicamente almeno emotivamente, le due donne le quali, pur se da parti opposte della barricata, rappresentano quanti non cessano di credere ad una soluzione praticabile. Fondamentale nella riuscita del film per il ruolo di Salma la scelta di Hiam Abbass attrice dal potente impatto e dall’intensa capacità espressiva, contorniata da un cast estremamente efficace. Molto ben calibrata la regia di Eran Riklis, con inquadrature che, senza mai indugiare sul sentimentale, regalano immagini di poesia, come quella in chiusura, strappata a quel muro alto ed oppressivo di cemento armato che toglie ad entrambi i vicini di casa lo sguardo sull’altro: il ministro, sconsolato, nella sua villa ben arredata ma deserta; Salma col suo vestito amaranto che si aggira nel suo giardino salvo si ma orribilmente mutilato.
Donata Carelli
donatacar@libero.it
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