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Slumdog millionaire

di Danny Boyle

Letteralmente “slumdog” sarebbe cane delle slums, le baracche. Il termine definisce infatti i ragazzini che vivono un’esistenza randagia nelle slums di Mumbay. Questa infatti è la storia di uno dei tanti slumdogs, Jamal Malik -interpretato dal bravissimo Dev Patel- che un bel giorno, l’unico probabilmente della sua vita, esce dall’anonimato grazie ad un format televisivo conosciuto in tutto il mondo “Il milionario”, in Italia noto come “Chi vuol essere milionario”. Il film è l’ultima fatica di un regista, Danny Boyle, che sconta il peccato originale di chi vede il proprio nome legato indissolubilmente ed esclusivamente ad un unico film, “Trainspotting” dell’ormai lontano 1996, uno dei maggiori incassi nella storia del cinema inglese. Con “Slumdog millionaire” tuttavia Boyle tenta con forza di rompere il cordone col passato, affidandosi ad una realtà tanto distante per latitudine, chilometri e società dalla sua Gran Bretagna. Forse il segreto del film è proprio che a raccontare l’India di oggi siano proprio gli occhi di un inglese ammaliato da musica, suoni, odori di questo intrigante paese in ascesa, ma che vive ancora in modo critico e forse un po’ colpevole i contrasti laceranti radicati in quella società. Il riscatto che Jamal sta cercando non ha nulla a che vedere con il facile benessere di stampo occidentale, tutto luci e spot che promette l’abbagliante quiz televisivo. Jamal insegue solo il suo piccolo grande sogno da paria: riscattare la vita di Latika, -interpretata da una modella, Madhura Mittal, dalla bellezza abbagliante- bambina cresciuta come lui nelle slums ed ora schiava di un violento protettore. Se il soggetto è merito di Vikas Swarup, autore del libro Le dodici domande, nell’ originale costruzione del film c’è la mano del bravo Simon Beaufoy, già sceneggiatore di “ The Full Monty”, film cui nel finale si strizza l’occhio. Numerosi sono anche i riferimenti a “Trainspotting”, specie nella prima fase del racconto, quando il degrado e la sopraffazione nelle slums la fanno da padrone.. L’alternanza quiz-flashback ripercorre l’esistenza tortuosa e tormentata di Jamal facendo corrispondere ad ogni risposta esatta inaspettatamente data, un preciso e doloroso ricordo d’infanzia. Quella di Jamal e Latika è una vera e propria ascesi attraverso la catarsi che, secondo uno schema caro ai greci, può avvenire solo rivivendo le tappe salienti del proprio vissuto. Il tutto condito dall’ammaliante musica di Allah Rakha Rahman, perfetta fusion di armonia indiana, come nel brano “Ring ring” ed europea, nel bellissimo “Latika’s theme”, soundtrack che ha portato a casa anche l’ambito riconoscimento dei giurati dell’International Press Academy, alla 13a edizione dei Satellite Awards. Il riuscito connubio di regia anglo-indiana sigilla il finale del film, stemperando tante tristi peripezie in una liberatrice coreografia in pieno stile musical, come si conviene in un’odierna favola di Bollywood.

Donata Carelli

donatacar@libero.it


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