Y tu mama tàmbien
di Alfonso Cuaròn
Commedia che arriva dal Messico, il film si è segnalato all'ultimo festival
di Venezia vincendo il premio per la migliore sceneggiatura (di cui è
autore lo stesso regista insieme al fratello Carlos). Ma soprattutto, in un
panorama che, specie all'interno dei festival, si intristisce da solo in un
comune senso di intellettualistica disperazione, "Y tu mama tàmbien"
si è segnalato agli occhi di critica e pubblico per la sua rigenerante
vitalità. Vitalità d'altronde evidente fin dal titolo, la cui
traduzione alla lettera in italiano corrisponderebbe ad "Anche tua madre",
ma che in realtà si avvicina molto di più, anche in quanto espressione
gergale, al "A mammete/a" , di tante regioni (guarda caso) del nostro
sud.
Il film è concepito come il più classico degli "on the road":
un viaggio attraverso il Messico rurale, in direzione di una spiaggia paradisiaca
che (forse) non esiste. Protagonisti Julio e Tenoch, due amici diciottenni più
o meno benestanti che fanno l'amore con le loro ragazze, raggiungendo l'orgasmo
in pochi minuti (come è normale, a quell'età), che si fanno le
canne, che parlano in continuazione di sesso, che si ubriacano, che si fanno
le pippe insieme, con la tutta la naturalezza di un'omosessualità latente
comune a tutti gli adolescenti. In macchina con loro viaggia Luisa (è
lei forse la vera protagonista), una bella donna materna più grande di
loro di qualche anno, un po' ninfomane, decisa a sconfiggere la tragedia del
male che porta nel proprio corpo attraverso la liberazione del corpo stesso.
Ma protagonista è anche un'indefinita voce fuori campo che accompagna
lo strano terzetto e i personaggi comprimari attraverso il loro viaggio, anticipando
beffarda eventi che avverranno essi stessi fuori campo, in una miriade di possibili
film ancora da realizzare.
Luisa e i suoi giovani amici, litigano, si scoprono, si divertono, si tradiscono,
si lasciano, parlano di sesso e fanno sesso, tanto sesso. E il sesso messo in
scena in "Y tu mama tàmbien" è liberatorio, vitale,
non è espressione di nessuna incomunicabilità contemporanea, né
tantomeno di nevrotici puritanesimi, è sesso e basta. Lo spettatore maschio
in sala è così, una volta tanto, libero di avere un'erezione senza
sensi di colpa religiosi o dubbi freudiani!
Il Messico proletario ed il Messico borghese, la fine di un epoca (l'adolescenza),
le agrodolci separazioni dettate dal caso: epicureo inno al presente, amorale
e pur moralissimo, "Y tu mama tàmbien" è un viaggio
di iniziazione senza una vera iniziazione, un viaggio che incomincia e che si
conclude nello stesso punto: la ricerca del piacere e della bellezza, qui ed
ora.
P.G. Vivarelli
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