Changeling
di Clint Eastwood
Premessa: chiunque alzi il sopracciglio guardando, comprensibilmente prevenuto, il nome di Angelina Jolie come protagonista dell’ultimo film di Eastwood (chi scrive aveva proprio quello sguardo prima di entrare al cinema), alla fine - anzi già dopo i primi venti minuti – dovrà ricredersi. La star hollywoodiana più fotografata del pianeta è, semplicemente, bravissima nell’interpretare il dolore, ma soprattutto l’angoscia, di una ragazza madre che nell’America di fine anni ’20 lotta disperatamente per cercare di ritrovare il suo bambino scomparso e dimostrare che quello che la polizia le ha riportato non è affatto suo figlio, come invece si ostinano a dichiarare. Tratto da una storia vera, il film appassiona ed emoziona dalla prima all’ultima scena. Lo stomaco dello spettatore si chiude preda della stessa angoscia che vive la Jolie sullo schermo, tanto Eastwood è capace di trasmettere a chi siede in sala le emozioni forti e dolorose proprie della sua protagonista. Un film intenso che per più di due ore tiene desta l’attenzione dello spettatore, che segue incuriosito e partecipe la macchina da presa attraverso le mille facce dell’America di quegli anni, dalle strade di una Los Angeles ancora lontana dal diventare la caotica metropoli odierna, fino alla sua brulla periferia che assomiglia a certi scenari da film western, tanto cari al regista. “Changeling” è, sotto certi aspetti, un vero grande film hollywoodiano come quelli che si facevano una volta. Una bella fotografia, un regista che sa fare egregiamente il suo mestiere, un cast di tutto rispetto dal primo all’ultimo degli attori (uno dei bambini è semplicemente straordinario nel suo faccia a faccia con l’agente di polizia), una sceneggiatura dalla struttura classica, ma dalla scrittura asciutta e appassionata come il film richiede: Changeling è impeccabile. Solo in un’occasione la sceneggiatura si concede una piccolo (piccolissimo) cedimento e fa arrivare il buono (il reverendo John Malkovich che, invecchiando, ha forse perso un po’ del suo sex appeal ma guadagna in bravura) giusto in tempo (troppo in tempo) per evitare alla coraggiosa protagonista di essere sottoposta all’elettroshock. Cedimento che si perdona, di più si dimentica, subito tanto si è immersi nella storia della giovane signora Collins (bella anche col trucco sfatto e la tunica informe del manicomio) e della sua lotta contro le ingiustizie. Eastwood ci regala con questo film due ore di ottimo cinema e mette una bella ipoteca sugli oscar che si assegneranno nel marzo del 2009.
Mariella Sellitti
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