Caos Calmo
di Antonello Grimaldi
Sulla locandina campeggia la panchina, simbolo di sosta, meditazione e riconciliazione col proprio “io”. Non una gran trovata, come sosteneva Fabio Fazio con Nanni Moretti a “Che tempo che fa”. Si può non pensare all’analoga immagine di Forrest Gump di spalle sulla panchina?
Fatta questa dovuta precisazione, lo confesso: non ho letto il libro di Veronesi. Mi limito pertanto a dire la mia su un film che è stato preceduto da un orchestratissimo battage mediatico, caricato a salve dalla preannunciata scena hot di sesso tra Moretti e la Ferrari, scena che, per contrappasso dantesco, citerò solo in chiusura.
Devo dire subito che il film c’è, la regia anche, nonostante a tratti appaia un po’ sopraffatta dal testo, evidentemente impegnativo e arduo da sintetizzare nella complessa trama di personaggi e pensieri che comunque si lasciano percepire ed avvolgono sapientemente lo spettatore.
Bravissimo Moretti, misurato, mai scontato né in posa, senza quel tono un po’ saccente che aveva ispirato la celebre battuta di Risi “Moretti, spostati, che devo vedere il film”.
Moretti veste con grande sensibilità i panni di Pietro Paladini -manager di successo in un’azienda prossima alla fusione con una major francese- che si trova all’improvviso a dover maneggiare con cura la perdita di sua moglie ed il dolore inesploso di sua figlia. Novello barone rampante, Pietro decide di passare le sue giornate su una panchina, proprio nel giardinetto dirimpetto la scuola di sua figlia Claudia, così che lei possa affacciarsi e vederlo.
A contorno c’è un cast di tutto rispetto per nomi ed interpretazione, da Alessandro Gassman nei panni del fratello di Pietro, a Valeria Golino, sorella della moglie scomparsa, Silvio Orlando con una parte relativamente limitata ma, grazie alle dimissioni “imprecate”, sicuramente incisiva e persino l’apparizione di Roman Polanski, una sorta di deus ex machina.
Con misuratezza e poesia “spontanea” il regista traccia quadri di quotidianità, una toccante uscita da scuola e lo sciamare dei bambini o la macchina che ruota attorno agli abbracci che amici, nemici o semplici “comparse” dispensano al manager in cerca del suo dolore.
Ripeto, il film c’è e, anche grazie alla colonna sonora, regala con sapienza un’atmosfera rarefatta, sospesa, ma mai immobile. Credo di aver detto tutto, o quasi. La scena di sesso tra Moretti e la Ferrari? Preannunciata, allungata, insistita, gratuita. Il film lo avremmo visto comunque.
Donata Carelli
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