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Sogni e delitti

di Woody Allen

Sogni, delitti... e sbadigli

Chi è accorso nelle sale credendo di trovarsi di fronte ad uno psyco-thriller cervellotico ed incalzante, ultimo atto della trilogia sul peccato, senso di colpa ed espiazione, come vorrebbe la collaudata ricetta di Allen, è rimasto spiazzato. Il trailer del film sornionamente occhieggiava all’atmosfera sensuale e tesa di “Match point”, Colin Farrel era spettinato ad arte e preda del demone del tavolo verde ed Ewan McGregor impomatato saliva e scendeva da macchine d’epoca e spider sottratte all’officina il tempo di un giro. Dal 2005 sembra passato troppo tempo e “Match point”, brillante incursione d’autore nella tragedia moderna, rimane un film di grande suggestione ed efficacia narrativa. Nulla di tutto ciò troviamo in “Sogni e delitti” la cui mancanza principale va ricercata nell’assenza di unità di tono e la compresenza del genere tragico, comico e farsesco non sapientemente compenetrati. I personaggi sembrano esser mossi dall’esigenza di dover spiegare passo passo ogni loro azione attraverso battute poco convincenti e spesso didascaliche, ne è un esempio l’insistenza sottolineata fin dall’inizio nell’adorazione del mitico zio Howard, stereotipo di imprenditore di successo senza scrupoli sull’orlo del baratro esistenziale e lavorativo che chiederà ai suoi diletti nipoti sempre “in bolletta” un favore da niente, uccidere un collega, testimone scomodo delle sue malefatte economiche. La barca dei due fratelli, non a caso battezzata “Cassandra’s dream”, oggetto di culto fin dai primi fotogrammi, li trasporterà verso il prevedibile finale tragico. Eppure non basta a creare suspense il tentativo di sovvertire in chiave comico-noir il senso della famiglia, non è neppure sufficiente la pretesa di voler raccontare l’ennesima ascesa sociale di una coppia di parvenu, tirante che al contrario sorreggeva con grande intensità la tensione in “Match point”. Forse è proprio la sceneggiatura, firmata dallo stesso Woody Allen, il tallone d’Achille di questo film in cui forse ci sono i sogni, sicuramente c’è il delitto ma sembra mancare proprio la brillantezza del genio alleniano.

Donata Carelli


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