My summer of love
di Pawel Pawlikowski
«My summer of love» di P. Pawlikowski, atmosfere sensuali e poco più
Il trailer del film dispensa luci soffuse, tensioni palpabili, profumo di adolescenza e perversione. Ma quello che era l’intento di Pawel Pawlikowski e cioè creare un nuovo manifesto di ribellione e libera sensualità, ispirato all’omonimo romanzo di Helen Cross, riesce solo a metà, lasciando nello spettatore un indefinibile senso di vacuità ed incompletezza. Troppo fragile la trama, che da un nodo di partenza interessante -l’insolito incontro estivo tra Monna, una povera ragazza semplice e infatuabile della campagna dello Yorkshire, e l’ipnotica e perversa Tasmin- inanella una serie infinita di immagini che hanno tutte il sapore del “già visto”, con dialoghi fragili, scaturiti talvolta, a detta dello stesso Pawlikowsy, dall’improvvisazione delle due attrici. Loro, le interpreti, sono tra le scelte più riuscite del film, in concorso al XX Festival Internazionale di Film con Tematiche Omosessuali. Natalie Press ed Emily Blunt si confrontano mettendo in scena magiche alchimie, belle e potenti nella loro semplicità, banali purtroppo nelle battute che si scambiano. Degno di nota anche, Paddy Considine, che dà corpo ad un personaggio, il fratello di Monna -diviso tra un passato da criminale comune incline alla violenza e l’iter salvifico di fede che ha intrapreso- che valeva senz’altro la pena rendere più centrale. Da segnalare poi, per quanti amano il lieto fine, che nella trama diffusa sui giornali, è preannunciato un finale tragico e luttuoso che invece tale non è. Splendida la colonna sonora, con una Edith Piaf graffiante ed evocativa.
Donata Carelli
donatacar@libero.it
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