L'orizzonte degli eventi
di Daniele Vicari
Bel titolo per un film pieno di ambizioni non del tutto soddisfatte. Due ore (troppe!) per raccontare una storia tutto sommato semplice. Un uomo fallisce nella cosa alla quale ha dedicato tutto se stesso (un esperimento scientifico nel ventre del Gran Sasso) e si ritrova dopo un incidente, che lo allontana momentaneamente da tutto il suo mondo (fidanzata/collega e famiglia ricca borghesia romana), a cercare di capire chi sia veramente. La prima parte, troppo lunga e didascalica, annoia un po’ e fa sì che il film “parta in ritardo”. Più riuscita la seconda parte, dove l’incontro tra lo scienziato in crisi e un pastore albanese è un bel racconto di due solitudini diverse, ma ugualmente dolorose. Valerio Mastandrea, poco credibile nelle vesti del fisico con un tocco di genialità, è invece a suo agio in quelle dell’uomo ferito nel corpo e nell’anima che vaga sulle montagne del Gran Sasso. Il film si riscatta nel finale che, però, non basta a risollevare del tutto le sorti della pellicola.
n.d.r: l’orizzonte degli eventi è la membrana invisibile che circonda i buchi neri, attraversata la quale non è permesso ad una particella tornare indietro!
Mariella Sellitti
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