Ingannevole è il cuore più di ogni cosa
di Asia Argento
Alla sua seconda regia per un lungometraggio (l’esordio, non proprio felice, c’è stato nel 2000 con “Scarlett diva”) Asia Argento sceglie di portare sullo schermo un romanzo già cult dello scrittore americano Leroy. Il sottobosco oscuro e violento della provincia americana visto con l’occhio, dapprima ingenuo e poi via via (purtroppo) sempre più disincantato, di un bambino di sette anni che scopre, a sue spese, le brutture di una vita borderline. A guidarlo una madre fragile ed autodistruttiva (la stesso Argento), che finisce col costringere il figlio a dividere con lei una vita fatta di miserie e abusi. Di contorno un universo di uomini raccapriccianti e violenti fino all’eccesso, che l’Argento contrappone, con una scelta manichea e un po’ didascalica, alla famiglia rigorosa ed iper-religiosa della protagonista (Ornella Muti e Peter Fonda interpretano senza troppa convinzione i genitori di lei). Un road movie ambizioso che non mantiene le promesse dei primi venti minuti giustamente ansiogeni e ben costruiti. La corsa del protagonista che cerca di fuggire dalla madre appena ritrovata e da quello che, già ha intuito, potrà essere la sua sorte comunica allo spettatore un’angoscia difficile da dimenticare, ma le scene successive non ne sono all’altezza. La sceneggiatura, dura fino all’eccesso, mostra segni di cedimento man mano che passano i minuti. Il film diventa ripetitivo e fatalmente noioso nonostante la crudezza delle situazioni che mette in scena. Prevedibile il finale pessimista. Bravissimo il giovane protagonista.
Mariella Sellitti
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