Melinda e Melinda
di Woody Allen
Woody Allen è un fantastico narratore. Solitamente le sue storie si svolgono a New York, hanno come protagonisti artisti e/o intellettuali di vario genere (scrittori falliti, attori famosi o in crisi, registi che diventano ciechi ecc.) problematici e un po’ nevrotici e recitano dialoghi dotati di una leggerezza invidiabile per qualsiasi sceneggiatore. Melinda e Melinda è un film alla Allen, nel senso che è ambientato a New York; ha come protagonista, in un duplice ruolo, una strepitosa attrice (l’australiana Radha Mitchell )dalla bellezza Hitchcokiana, contornata da comprimari di eguale bravura (Chloe Sevigny in primis) e naturalmente vive di battute deliziose.
La vita è più commedia o più tragedia? Nel rispondere a questa semplice domanda il film ci racconta la stessa storia (una donna sola sull’orlo del suicidio che irrompe durante un’importante cena di lavoro di una coppia stravolgendone l’esistenza) vista in due ottiche diverse, quella drammatica e quella comica, per l’appunto. La risposta non arriva esplicita ma il tono del film è decisamente brillante anche nella parte dichiaratamente “tragica” seppure l’assioma iniziale reciti il contrario (la vita è per sua natura tragedia perché è inevitabilmente tesa verso la morte).
Melinda e Melinda non è il miglior film di Allen e non è il più originale ma si avvale di un cast e di una sceneggiatura brillanti che non deludono lo spettatore. Anche se un po’ lento all’inizio, la pellicola dopo i primi trenta minuti prende infatti il volo in un crescendo di situazioni e dialoghi più o meno riusciti ma sempre deliziosi. Dolce e amaro vengono mescolati dal regista-sceneggiatore con sapienza (ed esperienza). Le battute non sono mai scontate ma sempre pungenti al punto giusto senza essere sarcastiche. Melinda e Melinda è, in definitiva, quel che si dice un film leggero ma nell’accezione positiva del termine. Ovvero uno di quei film scritti e girati apparentemente senza troppa sforzo e quasi per divertimento, effetto che per essere ottenuto comporta, invece, quasi sempre il doppio della fatica.
Mariella Sellitti
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