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Ocean's Twelve

di Steven Soderbergh

“Il ritmo nasconde il difetto”, regola aurea della sceneggiatura seguita in molti film d’azione di matrice hollywoodiana e non, è valida più che mai per questo film prevedibile campione al box office. Un overdose di divi (da Miss 25 milioni di dollari a pellicola Julia Roberts al sornione Clooney, passando per il sempre bello Brad Pitt e il versatile golden boy Matt Damon ) per il sequel del già fortunato Ocean’s eleven già remake di un film di genere dei ’60 con protagonisti Frank Sinatra & Co. Ocean’s twelve ha un ritmo elevato, merito soprattutto del montaggio che, soprattutto, nella seconda metà è frenetico fin all’eccesso. Questo purtroppo non basta a compensare una sceneggiatura non all'altezza di tante facce note e del talento registico di Soderbergh, che fa del suo meglio per tenere alto il livello della pellicola. Lo spettatore finisce così con lo smarrirsi e fatica a seguire il filo di una trama che, tutto sommato, non è nata per essere complicata. Ingarbugliare la storia del nuovo colpo di Danny Ocean (Clooney ha almeno un paio di momenti d’irresistibile simpatia ed ironia) e dei suoi undici compari, costretti a rubare per salvarsi la pelle minacciata dal proprietario del casinò svaligiato in “Ocean’s eleven” (un Andy Garcia un po’ troppo sopra le righe) è, in un certo senso, una pura volontà autoriale. La stessa che spinge il simpatico ed eterogeneo gruppo di ladri (nel quale spicca un Elliot Gould in grande forma) a girovagare per l’Europa inseguiti da Catherine Zeta Jones, (improbabile detective con sangue di ladro nelle vene) più per il gusto di farci ammirare le capitali del vecchio continente che per una vera necessità narrativa. Fondamentalmente pesa sul film la mancanza di idee originali che non viene riscattata dalla trovata del flashback finale. La sequenza sul treno che svela come l’abilità di Ocean e dei suoi abbia ancora una volta avuto la meglio, non sorprende abbastanza lo spettatore da fargli dimenticare alcune scene quasi farsesche (una su tutte la Roberts che si finge la Roberts: nata per essere una chicca sbrodola in una scena da dimenticare). E il pre-finale zuccheroso della Jones che ritrova il padre ladro che credeva morto è decisamente troppo e fuori tono col resto del film improntato all’ironia, vera arma vincente se fosse stata utilizzata più sapientemente. A questo si aggiunge la lunghezza eccessiva del film, che avrebbe avuto bisogno di un taglio di una ventina di minuti, soprattutto nella prima parte eccessivamente prolissa che sposta troppo in avanti il vero inizio della storia. Merito di Clooney e dei suoi amici (da alcuni accreditati come eredi diretti del gruppo di Sinatra non per il talento ma per la capacità di far rivivere la magia dello star system di quegli anni) è, però, il tentativo di realizzare un film scacciapensieri, con grande cura della confezione, schiacciando l’occhio alle commedie brillanti che hanno reso famoso il cinema americano facendo sognare più di una generazione.

Mariella Sellitti


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