Le conseguenze dell'amore
di Paolo Sorrentino
Le conseguenze dell’amore di Paolo Sorrentino (“L’uomo in più”) è un film fatto di silenzi, sguardi, movimenti di macchina misurati e di studiata naturalezza. I dialoghi volutamente ridotti all’osso, amari ed ironici al tempo stesso (vale per tutti uno scambio di battute tra il protagonista, Titta di Girolamo - splendidamente interpretato da Toni Servillo – e il direttore dell’albergo) sono efficaci e quasi mai banali. La sceneggiatura, scritta dallo stesso regista, asciutta e lineare è tutta costruita intorno al protagonista (un ex commercialista che cosa nostra ha confinato in un albergo in Svizzera). Punto di vista della storia è, infatti, proprio lo sguardo indagatore ma fondamentalmente distante che questi getta di continuo sull’universo claustrofobico nel quale, suo malgrado, è costretto a vivere. Gli altri personaggi sono perciò, inevitabilmente, proiezioni dello stesso protagonista e non vivono una vita propria. La stessa Sofia (Olivia Magnani), la donna della quale il commercialista si innamora e dalla quale si sentirà erroneamente beffeggiato così da lasciarsi trascinare verso il tragico finale, è una figura lontana e quasi bidimensionale. Di lei sappiamo solo quello che sa Titta di Girolamo, e sinceramente non ci importa di conoscere altro.
Il film ha il merito di catturare subito l’attenzione dello spettatore, stuzzicandone la curiosità riguardo all’identità del protagonista e alla misteriosa storia che pare si nasconda dietro le sue risposte smozzicate. Attenzione che il regista mantiene viva dosando sapientemente le informazioni, lasciando intuire forse di più di quello che c’è in realtà (“La verità è noiosa” è una delle battute-simbolo della pellicola). Insomma il merito della riuscita del film va in buona parte alla sceneggiatura, lo stile della regia e la buona scelta musicale fanno il resto. Solo il finale, tragico e simbolico, lascia un po’ perplessi. L’happy end sarebbe stato fuori tono ed è stato giustamente evitato, ma forse un finale più aperto e meno forte meglio si sarebbe adattato alla maschera pirandelliana di un protagonista sospeso in una non vita che è peggio della morte.
Mariella Sellitti
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