El Abrazo Partido
di Daniel Burman
Il film di Daniel Burman, vincitore dell’orso d’argento a Berlino, è soprattutto un accurato affresco su un microcosmo solitamente assente dal grande schermo: la vita dei negozianti all’interno di un modesto centro commerciale di Buenos Aires. La rappresentazione di una realtà dalle mille sfaccettature e dai tanti co-protagonisti (il gestore di un’agenzia di viaggi che in realtà è una sorta di ufficio prestiti, il proprietario di una cartoleria costretto a cedere la sua attività dopo vent’anni ecc.) è ben riuscita, ma accompagnata da un plot principale non all’altezza della situazione. La trama anche se ben raccontata è, infatti, piuttosto esile. La vicenda di Ariel, un giovane ebreo (il bravo Daniel Handler, anche lui premiato a Berlino) cresciuto senza padre (è in Israele a combattere), che pensa di tornare in Polonia - la terra dalla quale sono scappati i suoi nonni durante la seconda guerra mondiale - e finisce invece col restare e riabbracciare il genitore tornato a casa, non coinvolge appieno lo spettatore. Manca quel quid che porti avanti la storia e le impedisca di arenarsi, come invece, purtroppo, succede. La leggerezza del racconto da pregio iniziale finisce col diventare un difetto. Alcune scene, senza una vera anima ma solo funzionali a se stesse, pesano su un film che vorremmo ci avesse dato di più.
Mariella Sellitti
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