Agata e la tempesta
di Silvio Soldini
Silvio Soldini, dopo la parentesi a tinte grigie di Brucio nel vento, torna ai colori con Agata e la tempesta e costruisce una sorta di favola del nuovo millennio. Un bambino venduto alla nascita (Emilio Solfrizzi), una donna un po’ strega (Lucia Maglietta, in alcune scene po’ forzata), un principe azzurro che ha un gemello (Claudio Santamaria), una donna in carrozzella che tornerà a camminare, e potremmo continuare ancora a lungo. Ammirevole il tentativo di costruire un film corale in chiave surreale, ma la sceneggiatura, purtroppo, si perde nel tentativo di seguire le tante, troppe, sottostorie messe in piedi forse per sopperire alla storia principale che si indebolisce col trascorrere dei minuti. La sensazione è che ci sia un po’ troppa carne a fuoco e che alcuni personaggi non abbiano il tempo per respirare e prendere pienamente corpo. Il pre-finale, eccessivamente drammatico, spiazza e non sembra del tutto in linea con il codice narrativo del film. Il risultato è un film piacevole nell’insieme per la leggerezza di fondo e per l’atmosfera ottimista che aleggia in ogni scena (si può sempre ricominciare daccapo è il messaggio trasmesso dalla pellicola) ma che non convince del tutto.
Mariella Sellitti
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