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Piazza delle cinque lune

di Renzo Martinelli

Coraggioso, il regista Martinelli, a voler portare, venticinque anni dopo, la strage di via Fani sul grande schermo, uno dei capitoli più inquietanti e duramente sofferti nel trascorso della nostra repubblica. Un progetto ambizioso – come attestano anche le altre opere del regista, pensiamo a “Vajont”- che non si è arrestato né davanti all’elevato budget, se confrontato con quello delle pellicole italiane in genere – si parla di 14 miliardi delle vecchie lire-, né per il mancato supporto delle produzioni televisive Rai e Mediaset, compensato invece dagli apporti inglese e tedesco. “Piazza delle cinque lune”è un prodotto di qualità, “americano” nell’accezione più positiva del termine. Riprese aeree, effetti sofisticati, ottima fotografia, cast impeccabile. Martinelli afferma di essere cresciuto con i film di Rosi, Petri, Vancini e di essersi ispirato a “JFK” di Oliver Stone. Come dire, denuncia e thriller spettacolare. Ed il film rivela fin dall’inizio queste due anime, che procedono dapprima congiunte, infine disgiunte, lontane, quasi opposte. Se infatti nelle prime scene prevale l’interesse per l’indagine, per lo scandaglio dei documenti agli atti, tanti e contrastanti da costituire una matassa inestricabile, successivamente il film sembra subire un’improvvisa accelerazione che corre verso una conclusione semplicistica ed anticipata, se confrontata con le premesse, per divenire thriller della serie “polvere, inseguimenti e sangue”. Emotivamente forte la ricostruzione del blitz terroristico di via Fani. Martinelli con maestria lo fa rivivere attraverso un filmato in 16 mm, trasformato in 8 mm. Nell’immagine in bianco e nero che ogni tanto salta di fotogramma, c’è la dimostrazione del teorema. Tante, troppe le forze in campo. Moro muore trafitto da quel compromesso storico così fortemente voluto, schiacciato tra due blocchi che non sono pronti ad incontrarsi. Così a via Fani con le B.R. si incontrano le ragioni della Cia, di Gladio, dei servizi segreti e Moretti, da attore e “regista” del blitz, diviene poco più che una comparsa spalleggiata da una “produzione straniera”. Solo una pallida traccia delle responsabilità politiche italiane, cui le epistole accorate di Moro drammaticamente allusero ed il peso della colpa, come in una brutta favola finita male, ricade tutto sui “cattivi”d’oltreoceano. I titoli di coda del film regalano un’ultima emozione. E’ la canzone di Luca Moro, che davanti ad un’immagine che lo ritrae bambino con il nonno, canta “Maledetti voi”contro chi c’era e chi non c’era, contro chi sapeva, contro chi poteva. “Piazza delle cinque lune” è un film da vedere e che, proprio per come è girato, può far conoscere gli anni di piombo a chi non li ha mai vissuti, giovani e giovanissimi. A Martinelli il merito di aver raccontato quella parte di storia italiana che a tutt’oggi nessuno sembra voler sentirsi raccontare, proprio come una brutta favola finita male.

Donata Carelli

donatacar@libero.it


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