L'Avversario
di Nicole Garcia
L’ “Avversario” è un film duro, difficile da accettare come tutte quelle storie che non hanno il beneficio d’essere scaturite dalla fantasia di un creatore. Nicole Garcia racconta la storia vera di Jean Claude Romand, l’irreprensibile studente, medico, marito, padre che, per scongiurare una scomoda verità, giunge a sterminare tutta la sua famiglia. Romand, che attualmente sconta l’ergastolo, ha il volto enigmatico di Daniel Auteuil, magistrale per l’intensità dell’interpretazione ed indubbio punto di forza dell’intera pellicola.
La tragedia che si sta per compiere è annunciata. Un desolante paesaggio ghiacciato fin dai primi fotogrammi accoglie lo spettatore, trasportandolo in una dimensione di incomunicabilità e profondo malessere. Ai ritmi frenetici che la vita quotidiana impone, con le incombenze domestiche, gli spostamenti da un punto all’altro della città, gli impegni di ogni professionista che si rispetti, si oppone un’altra dimensione, fatta di lunghi silenzi enigmatici, di mosse indecifrabili ed estenuanti soste in parcheggi deserti. Tutto ciò che il protagonista compie sembra il frutto di un errore di calcolo. Continuamente lo spettatore si chiede il perché di quell’inspiegabile universo sempre più vicino al collasso. Finché la prima morte, forse più accidentale che voluta, innesca un meccanismo a catena senza ritorno. L’occhio della regista, già autrice di “Place Vendome”, non vuole nè creare suspense né stupire. Semplicemente rendere lucida la follia, fotografare gli occhi di un uomo che può abbracciare i propri figli e un attimo dopo sopprimerli. Il film che a tratti sembra omaggiare le note cupe dello splendido “La cerimonie” di Chabrol, non può dirsi ugualmente riuscito se non per l’interpretazione di Auteuil che ne rappresenta il valore aggiunto. Tuttavia l’“Avversario” può comunque offrire l’occasione per un’ennesima riflessione sulla “normalità”, quella dimensione che sempre più spesso partorisce gli orrori della nostra società.
Donata Carelli
donatacar@libero.it
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