La finestra di fronte
di Ferzan Ozpetek
Ferzan Ozpetek ha il dono non comune di coinvolgere lo spettatore nelle storie che racconta, portandolo per mano all’interno dell’universo che ha deciso di creare (o di ricreare). Questo dono vale anche per il suo ultimo film “La finestra di fonte”.
Bastano pochi minuti perché lo spettatore si affezioni alla storia di una giovane coppia in crisi nella vita della quale entra un vecchio (un bravissimo Massimo Girotti) che non ricorda nulla se non il suo nome (ma si chiamerà davvero Simone, come dice?), ma che ha il potere di trascinare tutti (personaggi e spettatori) indietro nel tempo. Insieme a Girotti piombiamo nella Roma degli anni ’40, in piena epoca fascista, fino ad un episodio triste e sanguinoso che ha lasciato il segno nel cuore e nell’anima del protagonista.
La Storia, però, è solo lo spunto per raccontare una storia d’amore del passato finita male, il cui ricordo ancora brucia, e una storia d’amore che sboccia nel presente (quella tra la Mezzogiorno e Bova) forse anche questa destinata a non avere futuro.
Passato e presente si fondono costantemente ne “La finestra di fronte”. La memoria diviene il collante del grande puzzle di sentimenti che Ozpetek mette in gioco con momenti di vera commozione e poesia.
Il film tenta anche la critica politica (condanna il passato per criticare il presente), ma questo aspetto passa quasi subito in secondo piano, travolto dal racconto dei sentimenti che prepotenti riemergono per riprendere il proprio ruolo di protagonisti.
“La finestra di fronte”, infatti, è soprattutto un bel film d’amore sull’amore.
Mariella Sellitti
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